venerdì 31 luglio 2009




Cari disagiati, grazie a tutti quelli che hanno ripreso e diffuso la notizia. Tra l'altro, per chi non avesse già letto, ne parla anche Repubblica.it.
L'Unità oggi pubblica una bella intervista a Don Gallo: non appena la mette online forniremo il link.
Per parte nostra, avevamo scritto una lettera al quotidiano, giusto per mettere in chiaro un paio di punti. La pubblichiamo qui di seguito, sperando di fare cosa gradita a Paola Binetti.


Non c’è dubbio che l’attuale clima politico e culturale sia piuttosto complesso: siamo quindi stupiti e orgogliosi dell’attenzione che 15 deputati del PD hanno dedicato alla nostra striscia. Sia chiaro: nessuno può essere obbligato a ridere se non vuole, dal momento che la percezione dell’ironia è di quelle che più impegnano la sensibilità (non osiamo dire "l’intelligenza") personale.
La sorpresa poi che il nostro lavoro venisse, per così dire, valutato con un “giudizio oggettivo” si è tuttavia ridimensionata quando abbiamo letto che l’apparizione fantasiosa e umoristica di una guardia svizzera (in forma di animale antropomorfo, sul cancello di casa del protagonista) è stata interpretata come simbolo dell’ingerenza della Chiesa, quando era, piuttosto, un modo per ridere delle ossessioni di Beto.
Sicuramente colpa nostra, che ci siamo spiegati male. Forse, però, una lettura che non si fosse fermata al titolo avrebbe potuto evitare tanto disagio e, magari, aprire un dibattito più costruttivo e concreto sulle libertà personali in tema di religione, sulla laicità dello Stato e sul ruolo della Chiesa nella politica italiana.
Magari ci si sarebbe anche resi conto che “quelle pagine che rivelano un clima tutt’altro che rispettoso di idee, valori e convinzioni” [sic], raccontano - con un’attenzione, ci sembra, invece, molto rispettosa delle opinioni altrui - un altro tipo di disagio troppe volte inascoltato da genitori, parenti e amici. Un disagio che è facile attribuire solo ad atei e ad agnostici, ma che invece è sentito anche da molti credenti.
Lungi da noi, comunque, suggerire con le poche pagine del nostro libro pubblicate sull’Unità che il Vaticano possa essere un’istituzione “ostile, possessiva e intrigante”: ci riesce benissimo da solo.

Cordialmente,

Alessandro Lise
Alberto Talami

13 commenti:

francesco ha detto...

yeah!

mino ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
mino ha detto...

la prossima volta ad aspettarvi fuori casa con alabarda e elmo ci sarà la binetti !!

andreacamporese ha detto...

Ciao, sono un amico di Chiara di Benedetto e mi sono permesso di fare un intervento riportando la vostra vicenda. Ho anche linkato il vostro blog.
Complimenti ancora

Saluti

sraule ha detto...

ottima risposta.
peccato che la binetti non sappia leggere.

(ah, diffonderò anch'io la notizia).

Anonimo ha detto...

Complimenti per l'iniziativa e coraggio: tempo 10, max 20 anni e certi figuri liberticidi non saranno più qui ad appestarci la vita. (Nel frattempo spero che il "partito demo**atico" abbia il pudore di cambiare almeno nome...)
O.

:A: ha detto...

Ciao, ragazzi!
Ho ripostato il vostro intervento sul mio blog.
Massima solidarietà e rispetto.
Da fumettista E da sbattezzato.

Patrizia Mandanici ha detto...

In ritardo mi rendo conto del piccolo polverone che il vostro libro ha sollevato: non so se esserne contenta (perchè i cattolici così facendo avvalorano i giudizi negativi su di essi che credono che il vostro libro propagandi) o se essere sempre più triste per lo stato in cui versa la cultura italiana ( e in particolare quella cattolica, sempre meno incline a capire l'ironia e a tollerare la diversità di opinione).
Però non sono sorpresa, no. Purtroppo.

Gianfranco Goria ha detto...

Ho visto la vostra replica con qualche giorno di ritardo. Ne ho dato notizia su afnews.info solo oggi...

rocco lombardi ha detto...

Se non suscita qualcosa un libro come questo saremmo davvero arrivati alla frutta. Forza Lise Forza Talami!

Anonimo ha detto...

Ho letto la lettera dei quindici parlamentari del PD e noto degli errori di fondo nello sviluppo della loro iniziativa, errori di logica principalmente. Forse i primi derivano dal fatto che probabilmente non hanno letto bene anche il libro, infatti, io che ad esempio ne ho avuto l’occasione, l’ho trovato di una correttezza commovente, quasi rara. Quando nella lettera si legge “Ci chiediamo quale sia la ragione di questa insistenza su di un fatto che i non-credenti non-praticanti hanno già risolto da un pezzo, limitandosi ad ignorarlo” mi sovviene proprio il dubbio che chi scrive ignori l’opera che accusa perché questo punto -cruciale- viene trattato, dissezionato, messo in discussione più volte e profondamente. Il lato prettamente politico dell’azione dello sbattezzo tende proprio a sottolineare la libertà di esprimere il proprio dissenso ed è per questo che quando i quindici firmatari scrivono che per loro l’integrazione delle diversità è la loro sfida (Se la diversità e' un valore, l'integrazione delle diversità, possibile sempre e solo entro certi margini, e' la sfida della democrazia interna del partito.) riscontro un cortocircuito tra le loro argomentazioni e il loro obiettivo. Se nel loro partito “i messaggi di risposta che arrivano sono sempre impostati a rassicurare, a garantire rispetto per tutte le posizioni, a sottolineare la libertà di coscienza di tutti“ non ritengo che impedire a chi non crede nel Dio cattolico di esprimere liberamente la sua posizione sia coerente con quanto espresso.
Inoltre non capisco perché l’Unità non dovrebbe richiamare la Chiesa a una sua coerenza interna e nel contempo muoverle critica. Che nell’invito alla Chiesa ad esprimere un giudizio sulla condotta etica del premier vi sia tra le righe una critica (e che quindi non ci sia incoerenza nella linea editoriale) o che sia una sincera richiesta d’aiuto per l’Italia, insisto, l’Unità dev’essere libera di pubblicare sempre tutto ciò che crede corretto; un comportamento opposto non sarebbe coerente: sarebbe servile.
L’errore più nascosto e, non solo per questo più grave, più midollare, che emerge dalla lettera dei quindici è invece di tipo etico: ovvero, se a farli sentire a disagio foss’anche soltanto una visione ai loro occhi ingiusta ed esageratamente demonizzante della Chiesa cattolica, la mossa corretta (in una democrazia) sarebbe quella di entrare nel merito e, argomentando, far valere le proprie ragioni e non di cercare di togliere voce alla controparte. Questi quindici dovrebbero essere felici che due giovani autori invece di ignorare la questione si siano invece interessati a tal punto da pubblicare addirittura un libro: loro ad esempio (a differenza di coetanei come me che ignorano l’idea dello sbattezzo più per pigrizia, o magari -chissà- per superstizione, di certo non perché credono in Dio) ora lasciano intendere che coltivano un rapporto intelligente con un prete.

Nella speranza che i Quindici mi leggano,
Mattia Burattin

Anonimo ha detto...

p.s. per Lise & Talami:
avevo sempre l'intenzione di ringraziarvi per il libro e le dediche fatte in occasione di Bilbolbul ma poi la pigrizia...
Ringrazio i Quindici per avermi dato l'occasione di risolvere questo piccolo debito.

Cià e bravi!

Sempre il Mattia di cui sopra

Fam ha detto...

Disagio.
E' quello che provo sempre di più a vivere in questo Paese.
Ci si può disitalianizzare?