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lunedì 13 agosto 2012

Gli schifosi

Ora l’aria è mite e il sole non arroventa i diti dei piedi. Gli ombrelloni sono quasi tutti chiusi o in balia del vento; le famiglie avviate verso le docce: nel naso già l’odore di ossetti. Si attarda qualche giocatore di bocce. Ma verso le sei e mezzo, quando lo spazio in spiaggia è rado, arrivano gli schifosi coi loro nasi rossi. Raspano, gridando, con le mani tra la sabbia, in cerca di monetine o avanzi di anguria o mitili da succhiare. Amano la consistenza del midollo, i resti delle peperonate. Quando sono soddisfatti gonfiano il petto e schiacciano nel collo la testa, tra le spalle cadenti, ma se si avvicina un estraneo strabuzzano gli occhi, aprono la bocca laida e urlano, tutto di lingua, Che vuoi. Si sgranchiano le braccia con movimenti sgraziati, si spintonano, barcollano instabili; hanno cinquanta sinonimi per la parola merda con i quali si chiamano tra di loro e ridono a singhiozzo. Sono i padroni della polvere, gli obesi della spazzatura, gli amanti delle zanzare. Prima che l’ultimo sole scompaia, si sciacquano i piedi nella marea e si allontanano in cerca di stanze fumose dove rinchiudersi fino al giorno successivo.

venerdì 10 agosto 2012

Fatti poco noti riguardo ai commercialisti

I commercialisti cenano solo con altri commercialisti. Spesso invitano anche un notaio (non più di uno), a patto che se ne rimanga a capo tavola e incuta soggezione. Le mogli e i mariti dei commercialisti, se non sono commercialisti, non sono ammessi alle cene dei commercialisti. Nessuno conosce i ristoranti dove si tengono le cene dei commercialisti, neppure i commercialisti stessi. La notizia viene resa nota su un gruppo segreto di facebook mezz’ora prima della cena.
I commercialisti non amano farsi notare alle cene dei commercialisti. Per questo si vestono di grigio o maròn, con cravatte a pallini bianchi. Una volta un commercialista si presentò in gessato bianco e fu espulso dalla cena dei commercialisiti, dal gruppo segreto di facebook e dall’ordine dei dottori commercialisti. Adesso vende cagnolini robot con gli occhi che si accendono e si spengono, davanti alla stazione dei treni di Milano. Il guaito dei cani robot è struggente.
Si potrebbe pensare che i commercialisti alla cena dei commercialisti parlino di dichiarazione dei redditi, 740, modelli unici, ecc. Invece i commercialisti amano parlare di medicina. Un giorno un commercialista alla cena dei commercialisti provò a parlare dell’ultima finanziaria del governo e fu per questo fatto sedere accanto al notaio che per tutta la sera gli espose i segreti innominabili del rogito. Adesso quel commercialista è pazzo.
In particolare i commercialisti amano prestarsi come cavie per esperimenti medici, più per poterlo raccontare alle cene dei commercialisti che per vero interesse. Non si sa chi abbia iniziato questa tradizione, forse lo stesso San Matteo apostolo, protettore dei commercialisti, quando si fece catturare dagli antropofagi per poi raccontarlo a Gesù.
Sono noti i racconti del commercialista che si prestò come cavia per i farmaci contro il gonfiore di stomaco e contemporaneamente riuscì a far pagare il 20% di tasse in meno al medico che conduceva l’esperimento; o il racconto di quel commercialista che si propose per una dimostrazione sul dolore durante il parto e tornò senza un dito. Pochi sono a conoscenza però che una volta un commercialista morì apposta per prestarsi come corpo per un’autopsia, ma poi fu cremato prima.

giovedì 9 agosto 2012

Corso Preparto



















































Da qualche mese credo di essere incinta: decido di andare in ospedale a seguire il corso pre-parto. Non si sa mai. Un’infermiera mi indirizza verso il sesto piano. Devo essere sulla strada giusta, perché in ascensore ci sono altre quattro donne che credono di essere incinta. Ci guardiamo le pance, ma mai direttamente, solo attraverso lo specchio dell’ascensore. Cerco di non guardare la pancia di quella che sta guardando la mia, ma a un certo punto tutte le altre mi fissano attraverso lo specchio.  La pancia si agita. L’ho sempre saputo che era una pancia timida. Allora guardo il soffitto. L’ascensore è molto lento e fa un rumore come di ghiaia sotto le ruote di un fuoristrada.

Al sesto piano, il corridoio è pieno di asteroidi, lune, comete e pianeti, e pochi uomini pallidi in orbita.
“La mia è una femmina”, sento dire da un'asteroide. “Anche la mia”, risponde una pianeta, “la chiamerò Carota”. “Il mio è un calamaro”, dice una terza, “abbiamo già preparato la vasca da bagno”. Smetto di ascoltare, io non ho ancora preparato nulla.

Un paio di inservienti ci spinge in un’aula ad anfiteatro. Accanto a una cattedra ci aspetta la ginecologa. Ha i capelli corti, e occhiali sottili, dal bordo nero. Il camice sembra sporco. Non dice nulla, aspetta che ci sediamo. Sulla cattedra c’è un telefono rosso.
Quando siamo tutte in silenzio inizia. “Io lo so cosa volete voi. Voi volete l’epidurale. Non l’avrete. Non da me. Non qui. Non adesso. Oppure pagate mille mila euro. Ma io non ve la darò lo stesso. Voi dovete soffrire. Voi dovete sentire male. Solo così il parto ha un senso. Soffrire! Sapete quanto fa male partorire? Fa male. Fa molto male. Così deve essere. Malissimo! Sapete quanto? Adesso ve lo faccio vedere.” Alza la cornetta del telefono e dice: “Portate il commercialista”. Entra da sinistra una barella con un commercialista tutto vestito a puntino, con la sua ventiquattro ore distesa sulla pancia. La ginecologa prende la mano del commercialista. Da sotto la barella estrae un macete. Appoggia la mano del commercialista al tavolo. Il commercialista sorride. Scende il macete.
Il commercialista urla. 
“Ecco quanto fa male partorire,” dice la ginecologa, “Il corso è finito. Andate in pace.” 

martedì 7 agosto 2012

Come si fa un libro 2



(continua da qua)

Procuratevi qualche bomboletta di lacca e un paio di flaconi di mastice a presa rapida. Le prime serviranno a fissare le parole sulla carta, i secondi per evitare il rischio di metaforizzare troppo. Ricordatevi che l’inchiostro ha uno spessore concreto. Ripulite le sbavature con un foglio di carta assorbente, ma, se sono troppe, piuttosto aggiungetene. Shakerate gli avverbi con tanto ghiaccio, poi buttateli nel lavandino. Mischiate quindi il ghiaccio con gli aggettivi. Assaggiate: degli avverbi dovrebbe rimanere solo un vago retrogusto – Alcune varianti americane prevedono una dose proporzionata di avverbi e di aggettivi, ma se non si sta attenti si rischia che l’equilibrio lessicale ne risulti compromesso.
Prima di continuare oltre, verificate la consistenza della vostra poetica. Se non la trovate, provate a guardare sotto i cuscini del divano (alle volte scivola dalle tasche) o nell’armadietto dei medicinali. In ogni caso esistono surrogati efficaci ovunque.
A questo punto potete scegliere tra vaghezza o precisione, digressioni o sintesi, conflitto o peripezie, trama o personaggi, pensiero o azione, ipotassi o paratassi, gatto o cane, slip o boxer, ricci o lisci, mare o montagna, bionda o mora, notte o giorno, mela o pera, papà o mamma.
L’importante è che ci sia equilibrio nell’equilibrio o squilibrio nell’equilibrio, ma mai squilibrio nello squilibrio o equilibrio nello squilibrio – a meno che non vogliate equilibratamente fare un libro in cui lo squilibrio è equilibratamente squilibrato o l’equilibrio è squilibratamente squilibrato. I commentatori antichi lo disapproverebbero, ma non è detto che tra duemila anni non venga apprezzato dai filologi.

lunedì 6 agosto 2012

Come si fa un libro 1

Estraete dalla libreria un libro già fatto. Verificatene la consistenza. Contate sessanta pagine a persona. Per quattro persone andrà bene un libro di circa duecento pagine. Controllate però che non sia di soli dialoghi, se no aggiungete cinque o sei pagine di Proust. Se Proust vi è indigesto, andrà ugualmente bene mezzo etto di prosciutto cotto.
Squadernate il libro e buttate via la copertina. Strappate i solecismi e sciogliete i nodi di sintassi in poca acqua calda. Con un coltellino ben affilato estraete il cuore di polpa. Tagliate a fettine il resto e appoggiatele sulla griglia già calda, due minuti per lato: non di più o si bruceranno gli articoli, e le preposizioni risulteranno stoppose, con un retrogusto amarognolo. Salate con giudizio.

Infarinate il cuore di polpa. Versateci sopra qualche goccia di tabasco. Friggete in abbondante olio di semi, in modo che lo stile risulti croccante e dorato. Servite il tutto su un piatto di portata, con qualche aforisma di guarnizione o, se piace, qualche fumetto non troppo didascalico.

Adesso siete pronti per fare il vostro libro.

(1- continua)

sabato 4 agosto 2012

Finalmente un testo intelligente

Agosto: come tutti andiamo in vacanza. Per questo motivo il blog sarà aggiornato di più e irregolarmente con una nuova rubrica di cose a casaccio: August Extravaganza. Salut.

























Il verduraio mangia solo tartar, il macellaio cereali, l’agricoltore va in fregola per le cozze, il pescivendolo odia i gamberoni, il panettiere è celiaco, il pasticcere sperpera in sushi, lo spazzino adora le frattaglie, il fruttivendolo si nutre di surgelati, il gelataio è anoressico, l’idraulico si droga di alghe, il fantino ogni sera straecca, il pizzaiolo è patito di baccalà, le patate sono il cibo del pescatore, la sarta si sfanga di pelle di pollo, il chirurgo braciole,  l’ostetrica ostriche, l’autista girelle srotolate, il programmatore è a dieta, il cardiologo pranza a cervella, il bidello non dorme senza cracker, il libraio sfoglia lasagne, il neurologo non sopporta i nervetti, l’elettricista intreccia spaghetti,  il ginecologo ausculta le uova, il pianista succhia ossobuchi, il generale si cosparge di bruchi, il maestro ruba le merendine, l’impagliatore fa il tunnel, l’operaio non sopporta l’insalata russa, il cannibale vivrebbe di caramello, il marinaio marina anche il caffè, il dirigente non digerisce neppure il fumo, il ministro amministra la minestra, e noi due - non abbiamo fame di niente e ci mangiamo.   

venerdì 3 agosto 2012

Contro le formiche 1

Agosto: come tutti andiamo in vacanza. Per questo motivo il blog sarà aggiornato di più e irregolarmente con una nuova rubrica di cose a casaccio: August Extravaganza. Salut.





Piuttosto la vanga, ma non l’alcool. Coperte di fuoco, le formiche si arricciano ed esplodono, si lanciano contro i muri per provocare scalfitture e assaltare la dispensa. Il sogno della grande briciola.
Invece, ci si deve appostare accanto al formicaio, con una scatola di stuzzicadenti. Costruire delle forche in miniatura, con il filo di bava scorsoio. Appendere dieci formiche alle piccole forche, piantare le forche tutte attorno al formicaio. Vedere le formiche agitate. Attendersi rappresaglie contro i piedi (vestire scarpe infortunistiche). Circondare il formicaio con una rete da galline a maglia molto stretta. Piantarla in profondità.
Per evitare che le formiche la aggirino scavando ulteriormente, aprire un piccolo varco. Sistemare una montagnola di zucchero appena fuori dal varco. Appostare al varco un plotone di formiche di un altro colore (rosse andranno bene), debitamente addestrate a rendere il passaggio lento e snervante. Impedire il rientro di chi raggiunge la montagnola. Al segno di minima protesta allontanare lo zucchero di qualche metro, poi sequestrarlo senza motivo. Tappare il formicaio. Coprire il terreno di vinavil a presa rapida. Osservare le formiche incastrate come zanzare nell’ambra, i mammuth tra i ghiacciai. Aspettare qualche secolo in termini di formica per vedere i discendenti studiare i propri antenati e ringraziare la grande colata di colla per averli conservati così bene.

mercoledì 26 ottobre 2011

L'enciclopedia medica della steppa

Quella che segue è una delle prime storie brevi che abbiamo pubblicato, nel 2007. Uscì sul primo e unico numero di Motel Magazine, con l'idea di farne una serie regolare.



martedì 18 ottobre 2011

Eschaton - Anteprima

Un'altra anteprima del nuovo Eschaton, in distribuzione (manuale) a partire da marzo 2012, se tutto va bene. In questa scena, un gatto sosia di Antonin Artaud, armato solo della sacra sindone, si difende da una Scolopendra Infermiera Pro-life.

Il primo che fa il nome del fumettista a cui questa vignetta è ispirata, vince un magnete Lise Talami.

Una nota: a Lucca ci troverete nell'Area Self, al banchetto con Lamette. Chi fosse interessato al primo numero di Eschaton, si affretti perché ce ne sono rimaste solo una trentina di copie.

venerdì 14 ottobre 2011

Tavola 2






















Nelle tavole succesive i tre personaggi perdono il controllo del mezzo alieno e finiscono sul set di Hyper Quark, dove stanno girando un documentario su Niccolò Tartaglia. Gli alieni con i costumi del '500 ve li mostriamo un'altra volta, insieme con i baffetti del Piero Angela spaziale. 

giovedì 22 settembre 2011

Treviso Comic Book Festival

Oggi inizia il TCBF! Non so se possiamo rivelarlo, ma lo riveliamo lo stesso: la maglietta ufficiale quest'anno è stata fatta da noi. Ecco a voi una delle proposte scartate dall'organizzazione del festival!